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  • Nebulosa di Orione (M42)
  • Nebulosa Velo (NGC 6992)
  • M31 del 16-08-2010 high resolution
  • Galassia del Triangolo (M33)
  • Ammasso delle Pleiadi (M45)
  • Nebulosa Crescent (NGC 6888)
  • M45 del 07 11 2015
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  • Ammasso delle Pleiadi (M45) ripreso con CCD

Da rivedere il limite massimo di massa delle stelle

Astronomi dell’ESO hanno scoperto diverse stelle con temperature sette volte più calde del Sole, alcune decine di volte più grandi e alcuni milioni di volte più luminose

Utilizzando una combinazione di strumenti del Very Large Telescope dell’ESO, gli astronomi hanno scoperto le più massicce stelle finora note, dotate alla nascita di masse maggiori di 300 masse solari, ovvero più del doppio di quello che finora era ritenuto il limite massimo per questo tipo di oggetti.

L’esistenza di questi “mostri” – milioni di volte più luminosi del Sole – che perdono massa per effetto di venti solari estremamente intensi – potrebbe fornire una risposta a una questione cosmologica rimasta finora insoluta: quanto possono essere massicce le stelle?

Una teoria per l'origine delle supernove

Le mancate osservazioni di raggi X supermolli da parte degli astronomi probabilmente sono dovute al materiale che circonda la nana bianca e che è in grado di assorbirli, oppure all'emissione di radiazione in altre parti dello spettro elettromagnetico.

Quando  esplode in forma di supernova, una stella emette una luce così intensa da essere vista a distanza di milioni di anni luce di distanza. Le supernove di tipo Ia, in particolare, si “accendono” o si “spengono” in modo così prevedibile che vengono utilizzate per misurare dell'espansione dell'universo. Ma la loro origine rimane tutt'ora sconosciuta.
Esistono prove sperimentali solide del fatto che le supernove di tipo Ia sono ciò che resta dell'esplosione di stelle denominate nane bianche, che hanno raggiunto un limite di massa troppo elevato. Per quanto riguarda lo stadio intermedio nel processo da nana bianca e supernova sono stati elaborati due possibili scenari, che richiedono entrambi la presenza di una stella compagna.

La vera massa della Via Lattea

Deve superare i 1800 miliardi di masse solari, un valore simile a quello di altre galassie vicine, ma doppio di quello stimato sulla base dell'effetto Doppler per le stelle nell'alone galattico.

La Via Lattea contiene centinaia di miliardi di stelle, ma quale sia la sua massa complessiva - buona parte della quale si trova dispersa in un enorme alone oscuro che circonda il luminoso disco galattico a cui appartiene anche il Sole - è difficile da stabilire. Le stime attualmente oscillano fra i mille e duemila miliardi di masse solari.

Osservata una super-tempesta su un pianeta extrasolare

Fra la faccia illuminata e quella oscura di HD209458b soffiano venti che raggiungono velocità comprese tra i 5.000 e i 10.000 chilometri orari

Per la prima volta è stata rilevata una super-tempesta nell'atmosfera di un pianeta extrasolare, un "Giove caldo" noto con la sigla HD209458b. L'altissima precisione nella rilevazione di monossido di carbonio nella sua atmosfera mostra come questo gas si  sposti a grandissima velocità dalla zona rovente del pianeta, quella illuminata dalla sua stella, a quella della fredda notte. Le osservazioni hanno anche permesso di ottenere un'altra "prima", la misurazione della velocità orbitale dell'esopianeta, che rende possibile determinarne direttamente la massa.

Marte ospitava un grande oceano

I delta di antichi fiumi che ne disegnano i confini rappresentano i siti ideali per cercare tracce di una eventuale vita passata

Tre miliardi e mezzo di anni fa un vasto oceano copriva un terzo della superficie di Marte: è quanto risulta da una ricerca condotta dall'italiano Gaetano Di Achille e con i colleghi dell'Università della California Boulder, che illustrano come sono riusciti a giungere a questa conclusione in un articolo pubblicato su Nature Geoscience.

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